Isa Danieli, la ''Reginella di Capri'', diva incontrastata de "La gatta Cenerentola" si racconta, dagli inizi con De Filippo a Lina Wertmuller
È una delle attrici napoletane più amate d'Italia. Un'istituzione di teatro, cinema e tv. È cresciuta con Eduardo De Filippo, ed ha interpretato tutta la drammaturgia napoletana, ricevendo premi ovunque: Premio UBU, Premio Flaiano, Premio Eleonora Duse. La voce e la forza che ha sul palco sono uniche, come dimostrano i 50 anni appena compiuti di quel celebre Festival dei due mondi di Spoleto dove ha interpretato la "Gatta Cenerentola" con Roberto De Simone che l'ha resa unica interprete di quel memorabile ruolo.
Isa, se dovesse ripensare ai suoi inizi di carriera nel mondo della recitazione, cosa direbbe con l'esperienza maturata oggi a quella giovane ragazza piena di sogni e talento in un Italia così diversa da quella odierna?
''A quella ragazza le direi di non smettere di sognare ma di tenere in alto le bandiere del suo sogno e non accontentarsi del provino per l'ennesima fiction. Lì non s'impara nulla , anzi , non si va oltre le faccette e i toni intimi microfonati . Il mestiere dell'attore, la sua palestra, è il palcoscenico. So che oggi è più difficile perché questo mondo ,quello del teatro va sempre via via mortificato.''
Nella sua carriera lei ha affrontato ogni tipo di scena al cinema, in teatro, in televisione. Ma c'è un set che lei predilige? Dove Isa Danieli si sente più se stessa quando recita?
''La risposta è semplice, il mio set naturale è il palcoscenico. Quando metto la voce nel corpo e so che nel buio della sala molti sono disposti ad ascoltarmi.''
Parliamo di Maestri e numeri uno. Uno su tutti Eduardo De Filippo, che la chiamerà spesso al lavoro ma con ruoli minori.
''Quella con Eduardo è una lunga storia. Cominciai con lui che ero poco più che una bambina . Imparai molto ma la curiosità che sempre mi ha accompagnato nella vita, mi tirava per la giacca, così feci esperienze nuove e diverse. Soprattutto con l'Avanspettacolo, forma di teatro ormai estinta , con quei comici e fantasisti ,imparai a ballare ,cantare e andare in passerella vestita di paillettes. Tornai spesso in compagnia di Eduardo e quando per anagrafe e appartenenza ,ho potuto interpretare i ruoli delle sue donne , l'ho fatto tenendo a lungo i suoi titoli in cartellone anche all'estero.''
Con Roberto De Simone invece firma un sodalizio più importante a livello di ruoli che non si limiteranno alla comparsa.
''Con Roberto ci fu un incontro straordinario. Io che ero abituata al copione ,alla sua lettura ,allo studio della parte, mi ritrovai in un mondo così diverso. Giravano foglietti, veri e propri pizzini che Roberto distribuiva agli attori della compagnia e quando mi parlò di quella lavandaia che nel terzo atto perdeva la lucidità ed entrava nel sogno erotico di Cenerentola in quel delirio danzato fino allo spasimo finale, mi spaventai ma poi lo feci. Non scorderò mai il tumulto dei teatri quando quella danza finalmente terminava e io crollavo sulle tavole del palco.''
Lina Wertmuller. La donna, l'icona il talento. Con Lina lei torna sul grande schermo e saranno decine le collaborazioni ed anche i riconoscimenti.
''Quella lavandaia , che quest'anno compie cinquanta anni, mi portò lontano. Mi diede visibilità. Con Lina avevo già partecipato con qualche particina nei suoi film ma lei ebbe l'ardire di impormi al Festival dei due Mondi di Spoleto, come protagonista assoluta di un suo testo e con la sua regia: "Amore e Magia nella cucina di mamma". Fu un successo straordinario che mi sdoganò come "nome in ditta", cioè il mio nome prima del titolo.''
Non solo Maestri, anche tanti colleghi con i quali lei ha lavorato, da Sophia Loren a Paolo Villaggio, da Harvey Keitel a Enrico Montesano. Primi nomi italiani e primi nomi internazionali. Le hanno lasciato qualcosa di particolare oltre ad aver condiviso il set per settimane?
''Il cinema l'ho amato ed è una mia passione ma il teatro è venuto sempre prima nelle mie scelte. Sa a quanti progetti ho dovuto rinunciare perché la tourneè me lo ha impedito? Uno per tutti quel "Ricomincio da tre" di Massimo Troisi. Per settimane cercammo d'incastrare le pose con le date ma non ci fu verso.''
Tuttavia ho avuto la fortuna di lavorare con grandi attori e grandi registi. Tra i tanti , Mastroianni ,Manfredi ,Noiret ,Monica Vitti ma l'attore , grande star di Hollywood che mi sorprese, fu Jack Lemmon che sul set di "Maccheroni" di Ettore Scola, impedì che l'aiuto regista ,in un controcampo, mi desse le battute(cosa comune a cinema) , volle darmele personalmente ,anche se in quel momento non era ripreso. I grandi ,quelli veri, sono così.''
C'è un ruolo, fra i centinaia che lei ha interpretato, che ancora non è riuscita a interpretare? Un sogno nel cassetto?
L'unico sogno nel cassetto è che questa lunga, bellissima storia teatrale di cui io faccio parte , abbia sempre l'attenzione e l'affetto che merita e non si riduca ad alchimie di titoli a volte presi in prestito dal cinema. Si c'era un titolo che in gioventù mi appassionava ed era "Medea" ma poi anche la tragedia greca l'ho attraversata facendola nel suo tempio più eccellente che è Siracusa . Anzi fui anche Atossa, regina dei Persiani di Eschilo, in una versione di Tonino Conte nella fabbrica dismessa dell'Ansaldo a Genova! Recitai sulle turbine di quel mostro in dismissione , vestita nobilmente da quel genio poetico che fu Lele Luzzati. Come vede, il teatro non morirà mai, anche su una botte o su una turbina, se c'è chi è disposto ad ascoltare storie antiche e nuove.''
Alessandro Paola Schiavi

